Edifici vari
Civili architettoniche

Villa Adriana - Palestra

  
Elemento di Villa Adriana


Tale complesso, di recente ritrovamento, é situato verso il margine della residenza imperiale e precisamente in quella che l'imperatore chiamò "Valle di Tempe" per rendere omaggio ad un luogo (in Tessaglia) che lo aveva affascinato durante i suoi viaggi in Grecia (d'altra parte tutti gli edifici della Villa sono ispirati a ciò che Adriano vide durante i suoi spostamenti). Per raggiungere il predetto obiettivo si intende: ampliare di ca. il 30% l'area visibile oggigiorno e intervenire sia sul terreno circostante (vegetazione) che sugli edifici costituenti il complesso. Ma veniamo all'ultima sensazionale scoperta che viene riportata dal dr.Zaccaria Mari nel Vol. LXXIX - Atti e memorie della Società Tibuertina di Storia e d'Arte, Tivoli, 2006 da pag.113 a pag. 139. Se ne raccomanda la lettura per saperne di più.

L'attribuzione del termine "Palestra" a tale complesso si deve al grande Pirro Ligorio che a quel tempo era al servizio del card. Ippolito II d'Este per costruire Villa d'Este nella Valle Gaudente a Tivoli e per reperire statue romane con cui ornare i giardini estensi. Fu il ritrovamento di statue rappresentanti secondo lui degli atleti, a indurlo a pensare che i ruderi, sotto cui le aveva trovate, fossero quelli di una palestra. Gli scavi, finora condotti, hanno riportato alla luce alcuni dei sei citati edifici inizialmente e totalmente interrati.
Un edificio a pianta rettangolare di m. 47,50 x 37,50 ca. poggiante su un piano di sostruzioni. Il piano superiore presenta un'ampia zona centrale avente le dimensioni di 29,50x19 (bella la pavimentazione a lastre di marmo cipollino), intorno a cui corre un doppio portico (sfalzato per creare ed aumentare gli effetti di luce) di pilastri con nicchie sorreggenti archi. Il porticato perimetrale (pavimento di ardesia listellato di giallo) esterno veniva riservato al passeggio; l'interno (pavimento a cubi in marmo, ardesia e rosso antico) invece aveva la funzione di preservare la sala centrale dagli sbalzi termici. La copertura della sala centrale era a capriate. Nell'edificio era custodita, ospitata nelle nicchie, una quarantina di statue tra cui tre torsi maschili che il Ligorio scambiò per erculei atleti (in realtà busti di sacerdoti isiaci).
vicino a tale edificio è un altro a pianta quadrata e delimitato da un solo portico che delimitava un giardino.
è stata riportata alla luce anche una zona di forma trapezoidale, sostenuta da delle sostruzioni: era un giardino pensile, inserito su tre lati tra gli edifici del complesso.
proprio su un lato del predetto giardino è stata rinvenuta un'altra sala rettangolare, suddivisa in tre navate grazie all'utilizzo di colonne in marmo cipollino con capitelli e basamenti in stile corinzio.Prezioso il pavimento, sempre in marmo bordato di giallo. Sul lato corto della sala basilicale è stato rinvenuto un propileo ovvero una scala monumentale. Composta da una doppia rampa su cui si innalzavano bellissimi pilastri con rivestimento marmoreo di vari colori, che recavano al centro due sontuose colonne, la scala è larga otto metri e mezzo e si innalza per ca. quattro metri (ma si ritiene però che debba scendere di più).
Recentemente è stata rinvenuta una colossale statua in marmo: una magnifica sfinge (non in situ ma semplicemente accostata al lato destro della rampa) lunga ca. tre metri, situata a fianco del lato destro della scala e perfettamente integra sul suo basamento. Mancano la testa (mozzata da vecchia data) e le zampe anteriori. Gli esperti stanno vagliando attentamente la statua per scoprire se si tratta di un'opera realizzata da uno dei tanti scultori romani che lavoravano presso Adriano o se invece è di provenienza egizia il che aumenterebbe il valore del pezzo essendo la sua datazione più remota. Frammenti in marmo bianco, riconducibili tra l'altro ad una maschera teatrale ed ad una statua di atleta, sono stati riportati alla luce nella terra di scavo. La scala permetteva, tramite un viale o un portico, di raggiungere il vicino Teatro Greco. Il complesso della c. d. "Palestra", da tutta una serie di ritrovamenti (tra cui stucchi in cui appare il dio Falco- Horus) e di ipotesi ben evidenziate nel predetto volume della Società Tiburtina di Storia e d'Arte a cui si rimanda, doveva essere dedicato al culto della dea Iside (di cui è stato ritrovato un busto custodito presso i Musei Vaticani), essendo molto diffuso sotto l'impero l'interesse per la civiltà egizia.
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